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Corriamo nel freddo

Posted in Racconti di gara e non...

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corrifreddo2012

Per noi di Roma, “il Freddo” è Maurizio Abatino, oggi collaboratore di giustizia e l'ultimo sopravvissuto fra i protagonisti della Banda della Magliana, la feroce compagine criminale ...la più feroce compagine criminale, direi, che nel romanzato racconto televisivo diretto da Michele Placido e basato sul libro del giudice Giancarlo De Cataldo, ha appassionato tutta l'Italia, ma soprattutto noi romani; praticamente, gongoliamo in un perverso orgoglio di aver dato i natali ed ospitato la più estemporanea e variegata fricassea di deviata romanità che, ora a distanza di anni, leggiamo quasi con una perversa ammirazione.

In realtà per freddo intendo, non conoscendone bene la proprietà fisiche tecnicamente intese, quello stato nel quale il nostro corpo non gode di un equilibrio termico, ma soffre per la condizione dell'abbassamento della temperatura esterna, provocando uno stato di di ipotermia o, addirittura di assideramento, che è la condizione per la quale il subiamo un abbassamento di temperatura sotto i 35 gradi corporei circa. Questo inverno 2012/2013 ci impone di affrontare l'argomento, sia che siate freddolosi come me, sia che non lo siate, perché oggettivamente noi romani non siamo abituati alle temperature di quest'anno.

La cosa fondamentale è che i “runners delle nevi” non si fermano con il freddo, o meglio non si fermano con il freddo fino a -20° C, oltre i quali anche le manifestazioni sportive per definizione invernali, come lo sci, vengono sospese in attesa di miglior fortuna.

Certo, tornando alla nostra amata Roma, le condizioni così estreme non capitano neanche con la frequenza delle nevicate straordinarie come quella dello scorso febbraio che ha seguito una simile di 25 anni prima. Quindi l'ipotermia della quale parliamo, che deve essere ponderata alle nostre latitudini capitoline, ma pur sempre riferita all'abbassamento della temperatura che genera il raffreddamento o il congelamento delle parti meno protette dalla morfologia corporea, cioè naso (il mio è molto esposto), piedi, orecchie e mani.

Il vento quando “collabora” con il freddo, genera un effetto moltiplicatore della percezione dello stesso; quindi ammesso che fossimo a -20° C, che nonostante tutto sono una condizione climatica nella quale il pericolo di lesioni da freddo è lieve (!), ma soffi un vento a 50 km/h, la percezione avuta dal povero podista esposto a questa combinazione sarà quella di -40° C: incredibile! In questo caso, il pericolo di lesioni determinate dal gelo sarà molto elevato per effetto del così detto effetto convettivo che aumenta la termodispersione in proporzione alla velocità del vento stesso.

Il nostro corpo è però fatto per stupirci e quindi se siamo in presenza di un esercizio fisico di media o alta intensità, come la corsa svelta o le ripetute, la produzione di calore autogenerato è molto alta, tanto da arrivare fino al 75% dell'energia consumata e quindi in grado di generare una percezione della temperatura esterna come se fossimo in un ambiente di 20/25° C superiori; quindi per noi romani le temperature, anche rigide in alcuni inverni, non sembrano mai rappresentare un ostacolo alla nostra attività preferita.

Accertato quindi che non moriremo di freddo per un allenamento sui saliscendi dei sette colli, vediamo se comunque esistono problemi reali per l'apparato respiratorio. Il percorso che l'aria compie dall'esterno fino a raggiungere i polmoni e viceversa determina prima, con l'ispirazione, cioè l'immissione di questa miscela composta per il 78% circa da azoto e per il 21% di ossigeno, il riscaldamento e l'umidificazione della stessa al fine di consentire la migliore realizzazione degli scambi gassosi, e poi, con l'espirazione, la perdita sia di vapore acqueo che di calore e la conseguente disidratazione in particolare e maggiormente se l'ambiente esterno è freddo e secco, con conseguente senso di secchezza delle prime vie aeree. Oltre all'ovvia reidratazione che avviene bevendo, sarebbe consigliabile l'uso di una mascherina o di una leggera sciarpa o di uno scaldagola per permettere all'aria esterna di giungere all'ingresso del naso o della bocca ad una temperatura maggiormente
accettabile; certo, questi consigli per noi romani potrebbero e possono rimanere anche una sola enunciazione di principi, essendo veramente difficile trovare condizioni così estreme, ma nelle gare domenicali intorno alla capitale, può succedere di trovare condizioni quasi estreme simili a quelle descritte. Certo, dopo la Maratonina delle Castagne di quest'anno è capitato anche di trovare una discreta polenta bollente!!

Noi podisti evoluti... i podisti evoluti (meglio che mi tiri via!), soffrono però di un problema ulteriore e legato alla condizione di corridori estremi: la magrezza. Infatti, le persone maggiormente grasse, riescono a sopportare meglio il freddo, mentre il runner e soprattutto il maratoneta, soffre di più la termodispersione. Questo fenomeno dipende molto, anche, dalla superficie corporea e dal rapporto superficie/massa. Nel podista, la testa è una parte nella quale la dispersione può arrivare fino al 40% della perdita totale: per questo io sfoggio ogni domenica uno dei miei meravigliosi cappelletti, anche quando sembrerebbe non essercene bisogno. Per coloro che sono privi per i più vari motivi, dei capelli, diventa ancora più importante procedere alla protezione della testa con un cappelletto, se possibile, tecnico.

L'abbigliamento deve essere altrettanto curato: una maglietta tecnica a pelle in grado di assorbire il sudore e, a volte, anche di generare calore (quest'anno da Tommaso ne sono arrivate di ottime) è indispensabile; oltretutto conviene, al limite, dotarsi almeno di una sola di queste, da lasciar asciugare velocemente (in virtù della sua composizione) ogni giorno sul termosifone; esternamente si può mettere una maglietta tecnica, anche di quelle che si trovano spesso nei migliori pacchi gara; sopra a questa combinazione potrebbe essere adatto uno smanicato antivento e antipioggia, come quello regalato dal Presidente la mattina di capodanno per la bellissima tapasciata sociale al centro di Roma. Devo sottolineare che il raffreddamento può avvenire anche per la diminuzione del ritmo di corsa; in proposito, se posso, consiglierei sempre un riposo attivo nei lavori di ripetute, oltre che per altri motivi che possibilmente affronteremo più avanti, anche per mantenere il nostro corpo
in condizioni di calore accettabile e non esporlo anche alle “ripetute di freddo”.

Per la parte inferiore del corpo il pantalone lungo aderente è auspicabile soprattutto per i più sensibili, ma importante veramente è proteggere il tronco e la testa.

Segnalo infine alcuni tipi di magliette particolarmente protettive per il loro spessore con un semi collo alto ed alcuni guanti con la protezione antivento per le dita, come quelli citati nella mia recensione sulla Natalina di Monterotondo: veramente ottimi entrambi. Io ho la mia marca preferita, ma tutte le migliori case di scarpe hanno solitamente la produzione di questi importantissimi complementi ed accessori e la spesa fatta un anno dura per alcuni altri.

Buone corse invernali a tutti.

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