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Roma Ostia 2013

Scritto da Adriano Biscuso. Posted in Racconti di gara e non...

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biscRoma Ostia 2013

Un collega di fatica pochi metri dietro a me urla come una vedetta sull'albero più alto di un veliero: “mare! Daje che è finita!”. Alzo lo sguardo e lo vedo anche io in lontananza... certo le vedette di solito urlavano “teeerraa!”; do un'occhiata al GPS e vedo che siamo a 12,450 dalla partenza, proprio in vetta alla sommità della Colombo, da dove c'è il punto più elevato della gara. Il mare appare in lontananza, bello e splendente mentre riflette i raggi di un sole che è diventato caldo e con il contatto con l'acqua li trasforma in specchi scintillanti. Chissà cosa pensava Gaio Plinio Ceciclio Secondo (Plinio il giovane), quando andava verso Ostia, sull'antica via Severiana, per recarsi nei pressi di Castel Porziano dove dovrebbe realisticamente trovarsi la sua più famosa villa. Comunque è una bellissima emozione avvistare il Tirreno in questa splendida giornata di sport, di sole e di sudore.
Facciamo ordine. Sono le 20:00 di sabato: preparo la borsa in modo meticoloso, portando tutto il necessario per avere varie opzioni su come e quanto vestirsi. Solo le scarpe sono, per me, obbligate: Brooks T5 Racer. Leggere e veloci, ma adatte a percorrere 21 km in tranquillità. Mi preparo per tentare di correre in 1h34'50” e creo gli adesivi con i passaggi più importanti da attaccare sulla manica sinistra ed essendo la mia prima Roma Ostia, preparo anche per la manica destra un prospetto delle 4 salite con i chilometri e le loro lunghezze, per non essere preso in contropiede e sapere sempre quello che succede; questo lavoro, a posteriori, mi sarà di grandissimo aiuto per la gestione della gara.
Solita sveglia all'alba e corsa al solito ritrovo societario. Oggi il Presidentissimo ha organizzato due pullman per andare alla partenza e tornare da Ostia. Alle 8:00 siamo all'EUR; me la prendo con calma e vado a fare la fila ai bagni, purtroppo becco la fila con un runner probabilmente emozionato ed immagino, affetto da colite nervosa e ci metto 15 minuti più degli altri, così arrivo al ritrovo per la foto con gli amici di RunningForum in ritardo; purtroppo mi porto appresso il ritardo anche nella vestizione che amo fare, invece, con calma; ecco che arrivano i vigili ed obbligano i pullmans ad andare via e mi tocca fare il riscaldamento correndo a piedi nudi e mezzo svestito per consegnare la borsa ancora aperta al cordialissimo autista che me la farà ritrovare ad Ostia, ben più ordinata di come l'ho consegnata.
Sono abbastanza contrariato, non mi sono potuto incartare nei sacchi di plastica come avrei voluto e mi vado ad “ingrigliare” con gli altri in quinta gabbia soffrendo un gran freddo, ma del resto ho indovinato l'abbigliamento che però non è adatto per stare fermo al freddo delle 9 di mattina per oltre mezz'ora. Sarei partito ben volentieri un po' più avanti, ma non sono riuscito a comunicare il tempo della mezza di Fiumicino e faccio buon viso a cattivo gioco. Comunque qualche vantaggio c'è: pochi secondi prima del via incontro i forumendoli Mik Freccia, Flavia Flabat ed Emiliano. Tagliamo l'arco di partenza insieme, fra le risate e l'entusiasmo generale.
Pensavo di correre qualche chilometro con Mik Freccia ed invece dopo pochi metri mi accorgo che non mi segue nel mio insano slalom fra il popolo dei runners. In realtà soffro solo 300 metri l'affollamento della partenza, poi svicolo, correndo prima della svolta a sinistra su viale Europa, come uno scemo, sul prato dell'aiuola centrale alto mezzo metro più della strada, per evitare di rimanere imbottigliato.
Passiamo sul lato sud del laghetto dell'EUR per riprendere poi viale dell'Oceano Pacifico diretti alla Colombo; le gambe girano bene, frutto dello scarico degli ultimi giorni. Dal serpentone dei podisti volano via le ultime vecchi felpe cappelletti guanti e vecchie sciarpe bucate, con le quali tutti si sono coperti contro il freddo. Controllo con frequenza il GPS per mantenere la corsa sui 4'20”/4'25” perché in una mezza non è difficile che possa calare il buio prima della fine per termine totale di energie.
La Cristoforo Colombo arriva al km 3,600 circa: ci siamo! Dopo il “giretto” all'EUR si parte per Ostia. In realtà siamo ancora sul tratto di circa 800 metri di Pontina, ma poche manciate di secondi ed inizia la linea tratteggiata da seguire fino al mare.
Il passo è prudenziale, mi sforzo di correre a 4'25”. La prima delle 4 salite che ho segnato inizia ora; in realtà è un falsopiano che va dal 4,800 al 7,400. Tutto scorre tranquillo mentre supero un numero indefinito e continuo di podisti. Trovare un pacer qui è impossibile per me. Nei primi 10 km verrò superato solo da un paio di atleti che ne avevano molto più di me, ma la realtà è che inizio a vedere i primi pettorali verdi, di coloro che sono partiti prima e che vanno sui 6' al km.
Al 7,500 inizia la discesella dalla quale si intravede la doppia curva della Colombo che “suona la fine della ricreazione”: da lì si parte per la salita del camping.. quella del semaforo con via di Malafede. La discesella la faccio a 4'05”/4'10”, rallentando solo negli ultimi duecento metri per tenere in fascia prudenziali i battiti: giro ancora sui 150bpm.
Km 9,470: le indicazioni date dal sito della RomaOstia sono precise, quasi al metro: come da programma sono arrivato ai piedi del dislivello dove mi aspettano 1400 metri di salita di un certo impegno; 60 metri di dislivello verticale, l'equivalente di un palazzo di 20 piani. Ora i talloni possono riposarsi! Spingo forte sulle mie compagne di corsa che non fanno una piega. Cerco di tenere alta la velocità, faccio un bel tratto a 4'30” fino a salire, senza sforare mai i 5' al km ed arrivo all'apice della collina con 168bpm. Durante la salita faccio anche 500/600 metri con un fenomeno in maglietta arancione che mi passa di gran carriera: qualcuno ci apostrofa ricordandoci che Ostia non è affatto alla fine della salita!
Al termine dell'ascesa c'è il rifornimento, prendo un bicchiere d'acqua e recupero i battiti in eccesso; la strada scorre in leggero falsopiano favorevole e posso recuperare correndo a 4'30” tanto per rimanere in media. Corro un paio di chilometri ancora a questo ritmo, la strada sale dal 11,200 al 12,200 in modo lieve e tutto fa' brodo pur di restare in media con le previsioni.
Dal 12,400 in poi, dopo l'avvistamento del mare, la strada si fa' più facile: il lungo rettilineo scende praticamente fino al 17,400: 4'13”, 4'09”, 4'17”, 4'25” ed a 4'22” termino il 17° chilometro. All'inizio di questa sequenza cerco di rallentare il ritmo per paura di dover pagare caro un passo che non è ancora il mio, ma poi dopo 4 tentativi capisco che lo sforzo mentale per rallentare è tale che faccio più fatica, se non dal lato fisico, da quello psicologico, così lascio andare e corro più tranquillo.
Al 18° chilometro però inizia una gara differente: a più riprese mi accorgo e temo che si stia spegnendo la luce. Ho preso un gel al 12° ma non è questione di gel: ho paura di aver forzato troppo. Fortunatamente il pubblico ora si fa' molto più presente ed i ragazzini, soprattutto, urlano e cercano di allungare le mani per uno scambio “del cinque”; mi accosto un paio di volte per scambiare questi incitamenti nella speranza di distrarmi dai problemi. Poco dopo il 18° incontro Gianni, compagno della CAT; lo raggiungo e mi affianco a lui per un paio di 100 metri. Penso che anche lui sia molto provato e sperando in un lavoro in comune mi affianco, ma gira sui 4'40” e così decido di non perdere il mio ritmo. Sento le gambe di marmo, ma nel dopo gara mi dirà che gli sembrava corressi con passo sciolto. Mentre mi allontano, a malincuore, ci urliamo due incitamenti reciproci che sembrano più grida di aiuto, ma lì per lì hanno funzionato per il morale.
Al 19,500 la strada ricomincia a scendere decisamente ed io sono in piena deriva cardiaca dal 14,500 circa, solo ora con l'aiuto della discesella recupero uno o due battiti, quanto basta per arrivare al traguardo. Per un attimo ho anche pensato, guardando il GPS, di correre in meno di 1h30' ...ma si è solo trattato di un problema di carenza di ossigeno al cervello e della mancanza di specifici studi in materie scientifiche!
Ora conto alla rovescia il tempo della sofferenza finale: decido di lamentarmi dopo il traguardo (!) e negli ultimi metri di discesa della Colombo vengo giù al meglio di tutto me stesso 4'15” poi 4'04” e 4'01” è l'ultima cosa che ricordo di aver letto sul GPS.
Faccio la curva a destra e lascio la Colombo: è finita quella linea tratteggiata che mi ha portato in riva al mare. Corro stretto cercando sempre la migliore traiettoria del lungomare Lutazio Catulo e mi guardo intorno: sono solo pettorali verdi e blu intorno a me. Benzina mentale per gli ultimi metri!
Cerco con ansia ed alla fine scorgo la curva per l'inversione del biscotto dove mi sembra di piantarmi: entro stretto ed esco larghissimo. Mi accosto tutto a destra, così forse percorrerò un paio di metri di meno.. non sono in grado di regalare nulla; la gente ai lati della strada si deve tirare indietro per non essere travolta dal mio passaggio. Ultimo tratto a meno di 4' di media ed all'arrivo alzo le mani stile Gravity di RunningForum!
Non sono esattamente stravolto ma molto stanco ed ovviamente soddisfatto: 1H32'47” per 21,110 sul mio GPS o, anche, 1H32'57” ufficiale per i classici 21,097,50 che va a migliorare il mio personale.
Caccia al tesoro finale per trovare il pullman e rientro a Roma fra l'allegria generale. Essendo un signore di una certa età, perdo anche i sensi per qualche minuto di sonno: tanto per dare la misura dell'atleta che sono!
Buone corse a tutti.

PS: un pensiero a Simone che non ho mai conosciuto, ma dalla sua storia abbiamo molto da imparare e riflettere.
biscRoma Ostia 2013



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