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3/3/13 E’ Roma Ostia

Scritto da Claudia Fusaro. Posted in Racconti di gara e non...

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Lo slittamento di una settimana rispetto alla data originaria ci ha premiato tutti regalandoci una splendida giornata di sole e temperature miti, clima ideale per i 12mila che sono qui a provarsi  in questa gara bellissima e strana che ha un fascino tutto suo. Forse perche dalla grande città arrivi al mare, e tu correndo hai la sensazione di unire 2 mondi, sei parte di entrambi. 
Oggi per me è il giorno dei 4.30 a km in mezza maratona, un obiettivo che appena poco più di un anno fa dovevo raggiungere nei 10km, e mi sembrava ambizioso. Ma voglio divertirmi, voglio godermi questa giornata di sole caldo e questa prova che mi sto regalando... chissà come mi sentirò tra un paio d’ore...
Intorno a me, nella griglia dei pettorali blu, un fiume di atleti pronti a partire con la prima onda, ognuno con la sua prova nel cuore, con le sue motivazioni, il suo obiettivo e la sua strategia di gara. C’è entusiasmo, emozione ma anche concentrazione, in attesa dello sparo. La ragazza accanto a me ha attaccato al polso con lo scotch un foglietto con i tempi che deve tenere ogni km; scherzo con lei “Ti sei portata il copione!”. Un ragazzo poco più avanti correrà la sua Roma Ostia con un palloncino azzurro a forma di stella appeso alla canotta: c'è scritto a lettere d'oro "Aspettando Lorenzo". Mi sale un'onda di tenerezza, una lacrimuccia di commozione. E’ così per ognuno di noi 12mila, 12mila individui con le loro vite, 12mila che amano la corsa, o la detestano, o si aggrappano ad essa, o fuggono, o cercano di raggiungere qualcosa: per ognuno un significato intimo e personale, per ognuno E’ Roma Ostia stamattina.
In poco tempo lo sparo arriva, “E’ Roma Ostia” urla lo speaker provocando un coro di entusiasmo! Io mi emoziono un altro po’ – sono fatta così – e parto un po’ trasportando e un po’ trasportata dall’onda che si sbilancia in avanti e comincia a muoversi. Saluto le telecamere della Rai alzando le braccia; poi è il momento di concentrarsi e sgombrare la mente: adesso è Roma Ostia davvero.
Trovo un passo che mi permette di tenere un’andatura allegra senza faticare troppo, in testa le parole di tanti amici runner più esperti, “attenta a non partire troppo veloce”. Ascolto le mie sensazioni e solo al 3 km quando sento che l’andatura che ho preso è quella giusta guardo il cronometro: sotto i 4.30! Alè, capitalizziamo qualche secondo prezioso per le salite!
All’imbocco della Colombo, ormai ci siamo un po’ distanziati, arriva la discesa. C’è il sole, finalmente dopo tanta pioggia il sole comincia ad essere caldo sulla pelle, speriamo bene, che non esageri, e le gambe vanno, che sensazione meravigliosa. In lontananza, cento metri più avanti, i palloncini verdi dei pacemaker che chiuderanno la gara in un’ora e 35 minuti, il mio punto di riferimento. Al 9 km lo ho raggiunti, mi accodo al gruppo, vado con loro per un po’ ma sento che ce l’ho, che ce la posso fare: “coraggio prova”! Vado, li lascio indietro, promettendo a me stessa che se tra poco, sulla famigerata salita del camping, mi raggiungeranno di nuovo, non avrò il crollo psicologico.
Ma salita passa, i palloncini non mi hanno raggiunto e allora continuo, concentrata e tranquilla. Mi concedo anche il lusso di restituire gli applausi agli “spettatori” e allungare le braccia per dare il “cinque” ai bambini: sono lì anche per me! Il “cinque” più bello, anche se mi costa qualche metro di cambio traiettoria, è al 14km per l’amico Ezio, che mi da una bella carica, e ancora avanti, concentrata sul mio passo e sul mio respiro, un ritmo delicato che non va turbato. 
Il cronometro tiene! Quali sono le parole giuste per descrivere la sensazione di quando stai bene sulle gambe, spingi bene, senti che la corsa “è rotonda” ti viene bene, e tu, il tuo corpo e la tua mente, siete una macchina perfettamente funzionante, ingranaggi precisamente ingranati, e vai, sotto il sole tiepido!
Km 17 – km 18 – km 19…. la Roma Ostia comincia qui, più nessuno sul ciglio della strada per festeggiarti, pochi altri runner intorno e bisogna guadagnare il punto più alto della colombo sulle gambe che già hanno dato tantissimo. Laggiù c’è il mare, lo vedi? la gara è finita, si tratta soltanto di ingannare questa fatica, scollare la mente, ogni mezzo è buono. Mi concentro sul mio respiro, trovo un ritmo quasi musicale e lo seguo, penso soltanto al prossimo segnaposto, visualizzo i numeri gialli lassù in alto, 18, poi  arriverà il 19, poi il 20…
Finalmente, dopo aver giurato a me stessa che quella era l’ultima gara (succede tutte le volte!) lo slargo della rotonda, la grande curva assolata, e di nuovo amici che ti riconoscono e ti incitano: molti sono runner, sanno cosa si prova in questo momento di una gara, e io lo sento che vorrebbero portarmi per mano quest’ultimo, durissimo km. Quelle voci fanno l’effetto di una mano sulla schiena che ti sospinge lievemente, vado, vorrei volare sulle gambe che sono pesanti e dure adesso, e il biscotto non finisce mai…
Ma poi la curva, stretta e difficile che ti cambia l’assetto, giri, e laggiù il traguardo giallo che lentamente si avvicina. Sbircio il cronometro, appena qualche secondo sopra 1 ora e 33. E allora non c’è benzina migliore che ti fa ripartire, le forze che pensavi di avere esaurito un bel po’ di km fa arrivano, vengono da chissà dove ma vengono: sono di legno ma posso ancora regalarmi l’arrivo in volata, spingo gli ultimi 200 metri, amplio la falcata, tiro su la testa e chiudo la gara in 1 ora 33 minuti e 52 secondi!
La gioia e l’appagamento che arrivano dopo aver ripreso fiato sono troppo ineffabili per essere descritti. Pensate alla parola “gioia”. Felicità aumentata dalla fortuna di poterla condividere con gli amici con cui hai affrontato tante gare e tanti allenamenti, tante corse e tanti discorsi tecnici. Qualcuno è già arrivato, altri arrivano man mano, “com’è andata? Grande!”, tutti proviamo la stessa sensazione di felicità, mentre ci abbracciamo, ognuno con la sua impresa, con la sua Roma Ostia nel cuore e nella mente. Sul viso di tanti runner, sotto il sole del mare, domenica, ho visto i sorrisi più belli: erano tutti per noi!