Stampa

100 Km. del Sahara a tappe

Posted in Racconti di gara e non...

Questo articolo è stato letto: 1710 volte
Valutazione attuale:  / 4
ScarsoOttimo 

 

Siamo nell’imminenza di una nuova avventura
Domenica 4 marzo inizierà l’edizione di quest’anno ed è per questo che vi voglio raccontare la mia avventura.
Io non ci sarò ma sarò vicino agli amici che ripercorreranno la stessa strada.
La nostalgia è grande ma auguro a loro e a tutti gli altri che non conosco di provare le stesse sensazioni ed emozioni che ho trovato tra quelle sabbie.

 

Mi raccomando: la sveglia sulle note di Aisha!

Che il sogno si realizzi!

100KhSahara

100 Km. del Sahara a tappe
Tunisia
7-13 marzo 2009

Come non mai, questa volta, mi è difficile mettere a posto le sensazioni e i ricordi di questa settimana trascorsa tra le sabbie del deserto tunisino.
Avevo atteso da tanto il momento della partenza e, man mano che il momento andava ad avvicinarsi, cresceva il timore che la lunga attesa mi avrebbe fatto fare i conti con le delusioni che inevitabilmente la realtà ti presenta.
Con questo stato d’animo mi sono avvicinato al momento della partenza.
La casualità (!) mi fa incontrare all’aeroporto Giovanni, Vincenzo e Fabrizio che, con Domenico e Angelo, incontrati in seguito, saranno gli amici con i quali ho legato particolarmente e trascorso i momenti più simpatici.
L’organizzazione, precisa e puntuale, ci fa raggiungere Djerba, dove ci fermiamo per la prima notte e, il giorno successivo Douz, da dove partiremo per la prima tappa.
A Douz il clima della gara comincia a prendere corpo. La consegna dei pettorali, il controllo delle dotazioni di sicurezza e la foto di rito, sono i segnali che dal giorno dopo si comincerà a fare sul serio.
Ma il vero momento che mi mette di fronte a quello che sto per affrontare è quando, uscito dall’albergo, mi avvio verso la zona che sarà quella della partenza. Fatte poche centinaia di metri, ancora imprevisto e inatteso, il deserto! Pensavo di trovarlo più avanti ma, superata una piccola altura, eccolo: immenso e a perdita d’occhio. Davanti a me c’è un orizzonte ondulato dalle onde di sabbia delle dune.

9 marzo: 1^ tappa
Douz - Bir Lectaya
23 chilometri

Ci siamo svegliati presto.  Rapida colazione e preparazione del bagaglio.
Il gruppo dei camminatori parte un’ora prima. Li vediamo allontanarsi, accompagnati dai dromedari, lungo la pista che tra poco ci vedrà impegnati a verificare quanto ognuno di noi ha immaginato di trovare.
Per me sarà l’inizio di un lungo percorso quasi tutto in solitaria. Il numero dei concorrenti (circa 150) porterà rapidamente il gruppo a sgranarsi. Li vedo rapidamente allontanarsi e, cercando di mantenere il mio passo, mi trovo subito quasi da solo e nelle retrovie.
La sabbia prevale al terreno più duro e, immediatamente comincio a soffrire la scelta di non avere indossato dall’inizio le ghette che avevo a disposizione. Mi tocca fare diverse soste per svuotare le scarpe e i calzini, che si riempiono continuamente della sabbia finissima di un caldo colore ocra. Penso a quanto saranno lunghe queste giornate. Mi guardo intorno e vedo che il deserto è proprio deserto. Pochi rovi e ciuffi d’erba che ogni tanto macchiano appena la distesa ondulata. Comincio a fare attenzione ai segnali che indicano il tracciato e, in mancanza di quelli, seguo le tracce del gruppo che è passato davanti a me.
Improvvisamente e inaspettatamente, vedo più avanti due bambini, che al mio avvicinarsi si alzano e, vedendomi arrivare, mi porgono il cinque. E’ il momento più emozionante! Il contatto con quei bambini, sperduti nel deserto ad accudire a un piccolo gregge, che mi sorridono e che mi dimostrano lo stesso entusiasmo dei ragazzini incontrati lungo le ricche strade delle città europee, credo che sia il più bel ricordo che mi porterò da questo viaggio.
Finisco la prova in poco meno di tre ore, nelle ultime posizioni. Mi aspettavo qualcosa di meglio ma l’obiettivo da raggiungere, viste le condizioni fisiche e le mie qualità podistiche, è quello di concludere tutte le quattro tappe: speriamo bene!
Il traguardo raggiunto, comunque, rimargina le ferite e la fatica.  Trovo sistemazione in una tenda di simpatici spagnoli, con i quali trascorrerò le lunghe notti dei campi; notti freddissime illuminate dalla luna piena.

10 marzo: 2^ tappa
Bir Lactaya - Bir el Ghif
Maratona

Oggi si parte a scaglioni: tre gruppi di cinquanta a intervalli di un’ora, seguendo la classifica inversa.
Parto, naturalmente, nel primo gruppo, alle 8 e 30. La giornata si prevede durissima e la previsione sarà più che rispettata!
Il percorso è ancora più difficoltoso, gli stessi mezzi dell’organizzazione avranno problemi d’insabbiamento e figuriamoci noi a pie

di.
Infiniti rettilinei e montagne di sabbia che, forse per la fatica, sembrano sempre più alte. Tento di correre nei tratti più sgombri ma, appena il terreno diventa soffice i piedi affondano e le caviglie sono sottoposte a uno sforzo insopportabile. Con invidia, mi vedo raggiungere e sorpassare dai concorrenti di testa che sembrano volare sullo stesso terreno dove il mio piede continua ad affondare. La temperatura si alza e arriva rapidamente a superare i 30°.  Le ore trascorrono inesorabili ma la strada da fare sembra non finire mai.
Termino, stremato, in sette ore e dieci minuti circa. Non sono solo! Tutti, a qualsiasi livello, hanno patito la giornata. La fila alla tenda del medico si allunga sempre di più. Fortunatamente, nella maggioranza dei casi, si tratta di problemi di vesciche e piaghe ai piedi.
Domani è prevista la tappa più breve ma, affrontarla dopo la giornata di oggi, sarà una sofferenza.
Vista la durata della corsa, il pomeriggio vola. Pranzo, merenda e cena si susseguono senza soluzione di continuità e, ritrovarsi a tavola è un modo per allentare la tensione.
Stasera si da fondo anche ai cartoni di vino e, come non mai, si aspettano i messaggi che arrivano da casa e dagli amici.

11 marzo: 3^ tappa
Bir el Ghif - Camp Bibane
18 chilometri

Oggi, nonostante la distanza più breve della tappa, patisco le conseguenze della giornata di ieri. Le gambe non ne vogliono sapere. Ogni passo è una sofferenza e guai quando provo ad aumentare l’andatura.
Dicono che c’è meno sabbia sul tracciato. Avrò sbagliato strada? Non me ne sono accorto!
La sensazione dominante di questa giornata è quella provata sull’enorme complesso di dune sulla parte finale. Un misto di fatica e sorpresa. Ogni giorno mi è sembrato di affrontare il deserto dei racconti, quello del cinema e il giorno successivo è stato sempre più grande, più vasto e più imponente.
Oggi è stato il massimo, ma già immagino che domani mi dovrò sorprendere ancora una volta.
Chiudo con un tempo allineato ai giorni precedenti ma con la sensazione di aver faticato troppo.

12 marzo: 4^ tappa
Camp Bibane - Ksar Ghilane
22 chilometri

Questa mattina mi sono alzato con una sensazione strana.
Siamo quasi alla fine e ce l’ho quasi fatta! L’ultima fatica e riuscirò a finire questa mia avventura.
Ma c’è anche la malinconia perché si è consapevoli che si sta alla fine di una bella storia.
La giornata si presenta parecchio ventosa e mi obbliga a usare gli occhialoni che trasformano, per effetto della colorazione, in modo ancora più irreale il paesaggio circostante.
Ci allontaniamo un momento dalle dune e attraversiamo una pista sferzata da un vento forte contrario. Approfitto del terreno duro per tenere un passo che somiglia almeno per una volta ad un passo di corsa. Già so che l’ultima parte sarà ancora più sorprendente e faticosa di quanto abbiamo affrontato nei giorni precedenti e, stringendo i denti, m’impongo di non rallentare o camminare finché il terreno mi permette di andare al piccolo trotto. Sono tentato di fare qualche tratto camminando. L’accumulo di fatica reclama di dare un pochino di tregua alle gambe ma  resisto. Devo continuare! Ci sarà tempo per camminare in seguito.
I chilometri si accumulano e, inspiegabilmente, riesco a continuare a correre. Il paesaggio continua a snodarsi tra infiniti e snervanti rettilinei.
Finalmente, all’avvicinarsi delle dune, il vento si placa e consente di affrontare il tratto più impegnativo in condizioni ottimali.
La mia testardaggine mi consente di continuare a correre fino ai piedi delle dune e, forse perché sento ormai il profumo del traguardo, riesco anche a trottare nei tratti più sabbiosi.
C’è uno sforzo supplementare prima di dire di aver finito. Le rovine di un forte romano, in cima a una delle dune più alte, sono il punto di riferimento da superare prima della discesa verso l’oasi di Ksar Ghilane.
Fatico a risalire questa grossa asperità ma vedo che anche quelli che sono lontani, davanti a me, faticano e arrancano. Arrivo in cima, dove c’è il controllo e, da li, mi indicano in lontananza il punto dell’oasi da raggiungere. E’ ancora lontanissimo l’arrivo! C’è un mare in tempesta che mi separa dalla fine. Un mare di sabbia con onde alte decine di metri. Le onde che incontro mi prendono, mi circondano e mi fanno smarrire i riferimenti. Cerco i segni delle orme di chi mi precede per trovare una direzione. Risalgo l’onda e rivedo le palme dell’oasi. Ancora troppo lontana! Cerco di non scendere nel cavo per evitare le risalite. Cerco di stare sulle creste, dove stranamente, riesco a correre. Energie inaspettate mi portano a concludere correndo e recuperando qualche piccola posizione. Finalmente vedo le coppie di vele color arancio che, questa volta, segnalano la porta d’ingresso alla dirittura d’arrivo.
Taglio il traguardo e non riesco a tirar fuori quel grido che mi ero ripromesso di urlare all’ultimo metro. Riesco a emettere solo un rantolo strozzato. Ma la gioia c’è tutta ed è forse giusto che rimanga dentro.

Ringraziamenti

Per realizzare tutto questo non si può prescindere dall’appoggio che ho ricevuto dalla mia famiglia e da tutti quanti mi sono stati vicini in questi giorni.
I sogni sono belli quando possono essere condivisi.
Grazie a tutti quelli che hanno contribuito a farmi realizzare questo sogno.
Grazie a tutti quelli che ho conosciuto durante queste giornate e con i quali ho condiviso fatiche e gioie.
Grazie ad Adriano e a tutti quelli che hanno lavorato insieme con lui perché tutto fosse perfetto.

 

Inshallah!

 

إن شاء الله

E poi….. ecchessarà mai!

So’ solo 100 chilometri…..

 

100KhSahara 1

Chi è online

Abbiamo 229 visitatori e nessun utente online

Atleti online

No