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Il Sogno Di Un Maratoneta … Siciliano

Scritto da Giuseppe Ruisi. Posted in Racconti di gara e non...

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maratona-di-romaConcedetemi la parafrasi del titolo della fiction andata in onda nei giorni scorsi su RAI1, quanto meno per il fatto che il protagonista, Luigi Lo Cascio, condivide con il sottoscritto le stesse origini siciliane.

Oltremodo ho anche avuto il piacere di scoprire che Luigi da ragazzo è stato un discreto atleta, militante per un certo periodo nelle file del Cus Palermo, allenato dall'impareggiabile Gaspare Polizzi, talent manager che ha lanciato grandi atleti del calibro di Luigi Zarcone (prematuramente scomparso), Margherita Gargano, Salvatore Antibo, atleti, che hanno calcato negli anni 70/80 le più importanti piste a livello mondiale.

Beh diciamola tutta, anch'io da adolescente ho provato a far parte di quell'entourage di ardimentosi...ma doveva mancarmi proprio la stoffa, visto che sono stati sufficienti pochi mesi di allenamento (troppo duro, troppo tempo....troppo tutto!) a farmi desistere dal proposito di diventare quello che a tutti gli effetti si può definire in un sola parola "Atleta".

Fatto sta che a distanza di 33 anni (udite, udite, gente!) domenica scorsa il coraggio di presentarmi per la prima volta e con una spicciolata di gare sulle "distanze minori" alla partenza della MARATONA DI ROMA, non è venuto meno. Vi chiederete cari lettori: Coraggio o incoscienza? E' difficile dire cosa (ma sarei tentato di dire chi...) mi abbia spinto a una impresa di tal fatta, ma lascio a voi l'ombra del dubbio che aliena da ogni tipo di giudizio.

Ammetto che azzardare ora un improponibile paragone con un mito come quello di Dorando Pietri è da annoverare tra le statistiche di visionaria presunzione o di farneticante fantasia onirica, ma l'essere circondato da un numero impressionante di pazzi scatenati (Mal comune, mezzo gaudio?) non faceva altro che accrescere in me un salutare sentimento di ebbrezza.

Vestito di tutto punto con il mio bel completino di CAT, gli occhialetti da radical-fighetto (Very low price, of course) e le scarpette giuste, mi sentivo come uno scolaretto al suo primo giorno di scuola: sempre voglia di fare la pipì (e non potete immaginare quanta!) per la crescente emozione che ti assale nel momento in cui devi affrontare l'ignoto, l'incommensurabile.

Mettendo da parte gli aspetti goliardici e ammirando il variegato panorama di personaggi che si avvicendano nel flusso viario cittadino (stupendi i pagliacci canterini!), non rimaneva che armarsi di infinita pazienza e partire.

Ti appare subito semplicemente straordinario leggere la storia dalla strada che, passo dopo passo, attraversa le suole delle tue scarpe e dirompe impetuosa nelle vene pulsanti di adrenalina: Ogni respiro, ogni battito cardiaco stemperano il sudore e la fatica, inebriando il corpo e la mente di un irriverente piacere. Colosseo, Piramide, Castel Sant'Angelo, San Pietro, Fontana di Trevi, Piazza Navona, Piazza del Popolo non sono non altro che pietre miliari (mai fu tanto azzeccato tal paragone) che scandiscono i secoli di una storiografica sequenza di eventi eccezionali che hanno determinato le sorti di mezza Europa (forse tutta).

Lungo l'estenuante tragitto ho poi la fortuna di essere sempre affiancato da un amico, un compagno di scuderia, che mi da le dritte giuste sul comportamento di gara. Domenico, Massimo, Angelo si trasformano di volta in volta in angeli custodi, venuti a alleviare le sofferenze che inesorabilmente cominciano ad assalire le mie pesanti gambe.

Il traguardo sembra ancora lontano, irraggiungibile. Poi incontri Luana, che ha portato con sè da Milano un allegra combriccola formata da un non ben precisato numeri di parenti , che ti incita nei punti più di disparati della città. Agganci anche Dodi, che viene da Padova, che canta a squarciagola incessantemente "volare". E' il nostro canto libero! Angelo detta il passo lo stile la tecnica. Il traguardo ora è più vicino, la stanchezza sembra sparire, impaurita dal tambureggiante ritmo di chi non teme la sconfitta, il gruppo è compatto. Massimo sulla dirittura di arrivo si unisce al gruppo. Tagliamo l'insperato traguardo insieme con le braccia al cielo.

Improvvisamente vengo catapultato indietro nel tempo e nello spazio, ritorno a essere quel ragazzino indolente e presuntuoso, che poteva essere veloce come un cavallo. In una trasfigurazione paranormale gli sussurro "Dovevi crederci, ...azzo!". Poi ritorno dal sogno nel sogno e riabbraccio con gioia anche Domenico che stoicamente ha tagliato anche lui il traguardo, nonostante il crampo alla coscia. Pensate, Ho dovuto aspettare 33 lunghissimi anni per ricominciare....ma questa è un'altra storia, che solo Dio può comprendere. Perche ora so che Dio esiste. Ed è un Maratoneta.

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