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Una maratona a Trieste

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Tra qualche giorno si correrà a Trieste, vorrei proporre quanto ho scritto in occasione della mia partecipazione nel 2010.

Ci sono corse più note ma mi piacerebbe risvegliare il vostro interesse su una delle cosiddette maratone “minori”.

Sono occasioni per scoprire città e itinerari meno conosciuti ma sicuramente fonte di belle sorprese.

Spero che il mio racconto possa essere spunto per la vostra partecipazione a una prossima edizione.

“Trieste ha una scontrosa

grazia. Se piace,

è come un ragazzaccio aspro e vorace,

con gli occhi azzurri e mani troppo grandi

per regalare un fiore;”

Con me Trieste non è stata scontrosa, ho trascorso quattro giorni in una città che mi era sconosciuta ma che si è subito dimostrata accogliente e amica.

Alla scoperta delle sue strade dei suoi monumenti ho dedicato quasi tutto il tempo del mio soggiorno.

La maratona l’ho volutamente tenere in secondo piano; un basso profilo per attenuare l’eventualità di un’altra possibile delusione.

Arrivo il venerdì pomeriggio e vado ad alloggiare nell’ostello a due passi dal castello di Miramare.

Il posto è splendido ma molto spartano.

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Subito primo assaggio del centro, ritiro il pettorale e poi a caccia della trattoria tipica che, fortunatamente trovo al primo colpo.

Il sabato tour completo con scarpinata su e giù per stradine che si aggrappano alla collina.

In questo caso ho avuto modo di apprezzare l’utilità dell’audio guida che, in poche ore mi ha riassunto (forzatamente) i punti salienti e affascinanti.

La solita caccia alla trattoria conclude la seconda giornata.

Eccomi, però, alla domenica mattina: “giorno” di maratona!

Il tempo è grigio ma la temperatura è dolce e, per fortuna, la pioggia avrà la pazienza di aspettare anche il mio arrivo.

Come in tutte le maratone in linea, si prende l’autobus per raggiungere la zona di partenza che è a Gradisca.

In queste occasioni, la lunghezza del viaggio dà la vera dimensione della distanza da percorrere, a ritroso, per conquistare quella medaglietta che mi metteranno al collo dopo che, mezzo stordito, riuscirò a raggiungere il traguardo.

Il paesaggio è bello e aspro, piccoli paesi si susseguono e le poche persone, a bordo strada, hanno un applauso anche per noi della retroguardia.

Sono partito con molta cautela, da fondo gruppo e per un tratto ho seguito i palloncini delle cinque ore, la strada è in leggero saliscendi, prendo coraggio e raggiungo quelli delle quattro e 45’. Questo gruppetto lo seguo più a lungo, già questo limite mi sarebbe buono.

Si passa davanti al Sacrario di Redipuglia e non posso negare un momento di commozione per questi morti in una guerra ingiusta, come, d’altra parte, lo sono tutte le guerre.

Provo commozione ma anche rabbia per le divisioni e gli egoismi di oggi, che fanno sembrare inutile il sacrificio di tutti questi ragazzi.

Mah! Proseguo per la mia strada.

La seconda parte del percorso prevede alcune belle salite e temo il cedimento nei chilometri cruciali.

Le gambe tengono e, forse distratto dal paesaggio che da Duino fino alla fine è tra terra e mare,

“E della birra mi godo l'amaro,

seduto del ritorno a mezza via,

in faccia ai monti annuvolati e al faro.”

forse distratto da questi pensieri e dalla musica che, per la prima volta, mi porto appresso, riesco a mantenere un passo costante.

Tutto bene.

Un piccolo calo negli ultimissimi chilometri ma, ci può stare!

D’accordo, piano piano ma senza mai camminare.

Chiudo in quattro ore e quaranta e con una piccola iniezione di fiducia per il prossimo Passatore che continuo a temere ma che, a questo punto, conto di terminare.

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Mi sparo la serata dopo corsa con una pantagruelica frittura di pesce, innaffiata da un frizzante e traditore bianco locale.

Il lunedì, nonostante il mal di gambe, visita al bellissimo museo Revoltella e pomeriggio al Castello di Miramare.

Riparto da Trieste martedì mattina ma, prima di riprendere la strada di casa, sosta e visita a un’immensa grotta carsica.

http://www.grottagigante.it/

Assolutamente da visitare!

I 500 gradini in discesa e gli altrettanti in salita sono un prezzo equo per godere di questo spettacolo!!!

Ci aggiungo i quasi 700 chilometri di macchina per rientrare a casa e….. direi che mi sento un po’ stanchino!!!

Ciao.

Giuseppe.

(N.d.A.)

Le citazioni sono tratte da poesie di Umberto Saba.

Grande poeta triestino.

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